La Danza delle Lucciole

di Bruno D’Amicis/wwwbrunodamicis.com

Il volo nuziale delle lucciole è uno dei più bei ricordi delle vacanze estive della mia infanzia. Quando le notti erano abbastanza calde, infatti, centinaia di queste luci fluorescenti punteggiavano il paesaggio della campagna abruzzese. E noi, ragazzini, uscivamo sulle nostre biciclette BMX e andavamo a catturarle, tenendo quelle lucine nelle nostre mani. A volte, le mettevamo in dei barattoli a mo’ di lanterna, oppure facevamo a gara a chi le riuscisse a far volare più in alto di tutti lanciandole verso il cielo con tutta la nostra forza. Era una cosa crudele, ma eravamo soltanto pieni di ingenuità. Dovrei proprio far tesoro di quei precoci momenti di libertà e meraviglia. Ai nostri giorni, le lucciole, infatti, stanno diventando sempre più rare per colpa, tra le altre cose, dell’inquinamento luminoso e dell’aria. Eppure, sebbene questo mi rattristi molto, ogni anno cerco di tenere qualche serata libera per provare a fotografare questo fenomeno meraviglioso, ma, in fondo in fondo, soprattutto per godere ancora di quella sensazione infantile nel calore vellutato delle notti estive.

Non ci sono grandi tecnicismi dietro la fotografia di questi insetti in luce naturale (o “lucciolare”…) La prima cosa da fare, ovviamente, è trovare un luogo con molte lucciole e, per questo, può essere sicuramente utile eseguire delle ricognizioni in anticipo nell’area prescelta, anche per prevedere il picco dell’attività. Poi, è importante previsualizzare un’inquadratura; scegliere uno sfondo ed un contesto piacevoli prima che faccia buio e preparare l’attrezzatura. Poiché si lavora praticamente di notte, si utilizzano dei tempi di scatto molto lunghi e ciò richiede, ovviamente, l’impiego del treppiedi e possibilmente di macchine fotografiche con una buona resa ad alti valori ISO ed obbiettivi luminosi. L’utilizzo di tempi di scatto lunghi, nell’ordine di decine di secondi per intenderci, oltre che per esigenze di esposizione, è necessario anche per cogliere “più” lucciole nel fotogramma; questo poiché uno stesso animale, emettendo il proprio segnale in modo intermittente, può così lasciare più scie impresse sul fotogramma.

Di solito, io fotografo le lucciole esclusivamente con il grandangolare o con un medio teleobbiettivo. Con il primo, si riesce a inserire gli animali nel loro contesto e, grazie alla maggiore profondità di campo, ad avere con più facilità diverse lucciole a fuoco, vista l’imprevedibilità dei loro movimenti. Con il teleobbiettivo, da 200mm in su, invece, l’effetto prospettico schiacciato aiuta a “riempire” il fotogramma di lucciole, anche se diventa molto difficile scegliere il punto di messa a fuoco e, soprattutto, seguire gli spostamenti degli insetti.

Ad ogni modo, si tratta di un tipo di fotografia altamente “empirica”, dai risultati imprevedibili ed in cui la fortuna gioca sicuramente un ruolo importante. Non bisogna perdere subito la pazienza ed il trucco è di effettuare molti tentativi: io sono soddisfatto se riesco a portare a casa 2-3 belle immagini a stagione.

Oltre trenta anni fa, il poeta (e profeta) Pier Paolo Pasolini scriveva della scomparsa delle lucciole come efficace metafora del profondo e rapido cambiamento che stava allora avendo luogo in Italia nella sua struttura economica e sociale. Questo cambiamento repentino da paese prettamente agricolo a nazione industriale avvenne tra gli anni ’50 e ’60, rappresentando il cosiddetto miracolo economico italiano. La realtà è che questo cambiamento comportò anche un esodo di massa di contadini dall’Italia meridionale verso i centri industriali del nord, una differenziazione delle classi, un’urbanizzazione caotica, inquinamento dell’aria e dell’acqua e, sopra ogni cosa, una sorta di genocidio culturale, che ha mutato il volto di questo paese e della sua gente per sempre.

Oggi, a quasi cinquant’anni da quel momento storico ben preciso, io sento che stiamo assistendo ad una nuova “scomparsa delle lucciole” in Italia e, forse, anche in molti altri paesi. Le minacce sono sempre le stesse, hanno giusto un nuovo volto. Ogni giorno, lavorando da fotografo naturalista a stretto contatto con il territorio, mi fa davvero male notare come troppo spesso la cronica e dilagante illegalità si mischi con una totale indifferenza verso le questioni ambientali. L’assenza di una qualsiasi “sana” relazione tra Noi e la Natura lascia il campo libero alla speculazione ed allo sfruttamento economico per penetrare anche nelle ultime zone di terra selvaggia. I “puliti” impianti eolici industriali di oggi non sono altro che le fabbriche di sostanze chimiche di ieri. I campi da golf, i nuovi palazzoni.

Le torri eoliche industriali, infatti, stanno spuntando un po’ dappertutto sul territorio italiano, specialmente nelle zone di una certa altitudine e, soprattutto, sui preziosi crinali appenninici. I campi da golf cancellano la biodiversità delle praterie di montagna e dei vecchi coltivi. Discariche ed escavazioni inquinano acqua e suolo per lungo tempo. Dietro le impellenti necessità di sviluppo e rapido riscontro economico di facciata, questi non sono altro che nuovi modi di svendere il territorio e distruggere per sempre quanto di più importante ci è stato lasciato in eredità: la possibilità di vivere e godere il mondo così come hanno fatto i nostri antenati.

Io voglio ancora dissetarmi bevendo l’acqua di un ruscello, camminare lungo un crinale montuoso con un’aquila reale che mi volteggi sopra la testa, cavalcare la mia bicicletta attraverso la campagna fiorita e sedermi in un prato al calare della sera aspettando che la danza delle lucciole cominci.

Queste sono tutte cose di cui ho potuto godere sin da bambino e che non posso veder scomparire senza fare o dire nulla. Io penso che ognuno di Noi abbia un proprio luogo speciale e segreto, la propria “casa”, e che debba fare di tutto per proteggerlo. E per fare ciò, è importante che lo viva a pieno, che lo conosca a fondo, che lo comprenda ed impari ad amarlo. E, grazie alla fotografia, che possa condividere tutto questo con gli altri. Perché anche noi fotografi naturalisti, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo essere gli “occhi” della società aperti su quanto avviene nel territorio.

Sapete, qui è appena arrivata l’estate. Oggi è stata una giornata calda e mi sa tanto che questa sera resto fuori a sognare con le mie lucciole…

 

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